Benche St. Elmo’s Fire sia considerato dalla critica un film mediocre, senza dubbio è uno dei miei preferiti. Certo, è una vicenda semplice, fino ad essere banale. Sì, gli attori non sono i migliori che abbiamo visto sullo schermo; e i suoi personaggi non sono così complessi come il Raskolnikov di Dostoevskij (ovviamente non intendo affatto paragonarli in questo testo). E comunque è un film che riesce a presentare i problemi più comuni che hanno i giovani nel momento in cui devono diventare adulti.
Dopo essersi laureati, sette amici hanno bisogno di trovare la via verso la maturità. Ma le cose non sono così facili come loro pensavano che fossero. La vita nell’università è molto diversa di quella reale, a poco a poco i giovani si rendono conto che tutto dovrà inevitabilmente cambiare. Le loro priorità da allora in poi saranno un po’ inaspettate, almeno per loro: il lavoro, il compromesso della vita di coppia, l’amore, l’indipendenza economica, la crescita professionale, ecc.
Ma, se tutto cambia attorno, loro potranno continuare ad essere gli stessi di prima? Certo no. E questo sarà il più complicato. Sono giovane, saranno mai capaci di smettere di essere stupidi? Gli adulti sono mai riusciti a farlo? Secondo me non c’e rapporto tra essere giovani e stupidi, sono cose assolutamente diverse. E comunque si chiama “stupida” la persona che non sa cosa fare, cosa decidere, cosa scegliere, cosa sentire… Ebbene, sarebbe: siamo esseri umani e la maggior parte del tempo, stupidi, vero?
Va bene, va bene! Sì, avete ragione, questo è un film da guardare da giovane (la mia mamma si è assolutamente annoiata prima di arrivarne al mezzo la prima volta che l’ha visto), ma sono sicurissima che qualsiasi persona può identificarsi un pochino, forse non con un personaggi ma almeno con una situazione.
Se a voi piace, come alla sottoscritta, ridere un po’ della moda degli 80, conoscere i pensieri, idee e gusti di quell’epoca, e ascoltare alcune canzoni appartenenti al New Wave, allora questo è un film per voi!
Vorrei usare una citazione di un bel romanzo del 900, di Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, che, considero, rappresenta, in poche parole, la storia dei giovani di St. Elmo’s Fire:
[…] nella vita, se si vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, si deve morire almeno una volta […] meglio morire giovane, quando uno ha ancora tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare. Capire da vecchi è brutto […] Non c’è piú tempo per ricominciare da zero […]
Finalmente, le ultime parole sono di Billy:
Billy: […] this isn’t real. You know what it is? It’s St. Elmo’s Fire. Electric flashes of light that appear in dark skies out of nowhere. Sailors would guide entire journeys by it, but the joke was on them… there was no fire. There wasn’t even a St. Elmo. They made it up. They made it up because they thought they needed it to keep them going when times got tough, just like you’re making up all of this. We’re all going through this. It’s our time at the edge.
I problemi fanno sì che la vita sia più difficile, ma anche ci danno più esperienza, ci fanno sapere di piú, ci rendono, certo, un po’ meno stupidi.
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